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Cos'è la disgrafia? Scopri di più su cause, test ed esercizi

Cos'è la disgrafia? Scopri di più su cause, test ed esercizi

La definizione precisa di disgrafia è disturbo della scrittura, si tratta infatti di un disturbo specifico dell'apprendimento legato agli aspetti grafici e formali della scrittura. La disgrafia si manifesta nella performance motoria legata all'esecuzione grafica (scrivere le lettere), la quale risulta molto carente e difficoltosa. In altre parole il bambino disgrafico produce una scrittura dall'aspetto confuso e quasi indecifrabile.

Per avere un quadro chiaro e risolvere ogni dubbio sulla disgrafia, è utile procedere con ordine e sviscerare nel dettaglio le principali domande che riguardano questo disturbo dell'apprendimento:

  • Cos'è la disgrafia e quali sono le cause?
  • Come avviene la diagnosi e quali sono i test?
  • Quali sono gli esercizi per la disgrafia?

Cos'è la disgrafia e quali sono le cause?

La disgrafia è un DSA (Disturbo Specifico dell'Apprendimento), è infatti riconosciuta dalla legge 170/2010 (Norme in materia di DSA in ambito scolastico).

"si intende per disgrafia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica" (Legge 170/2010 Art 1 comma 3)

Le caratteristiche del disturbo possono aiutarti a comprendere meglio il significato di questa parola. La disgrafia comporta una scrittura molto confusa e poco regolare, difficoltà a rispettare gli spazi, pressione eccessiva o al contrario molto debole, direzionalità delle lettere errata, ritmo di scrittura inefficiente (troppo lento o impulsivo), impugnatura e posizione del corpo non corretta. 

Ma quali sono le cause della disgrafia? Questo disturbo può avere tanto un'origine neurobiologica, quanto ambientale. Infatti sarebbe più opportuno parlare di disgrafie, al plurale. Le cause possono essere molteplici e in alcuni casi la disgrafia è reversibile:

  1. Problemi alla vista;
  2. Cattive abitudini;
  3. Fattori di tipo neurobiologico.

Una ricerca sulla disgrafia effettuata su un campione di 2271 bambini di scuola primaria, ha verificato che quasi il 21% degli alunni (1 bambino su 5) manifesta difficoltà legate all'abilità di scrittura. Nella maggior parte dei casi la causa sembrerebbe essere riferita a cattive abitudini e ai metodi di insegnamento, invece i fattori neurobiologici sarebbero cause di minoranza. Quando la disgrafia si manifesta a causa della cristallizzazione di cattive abitudini, un intervento di potenziamento ad opera di un pedagogista specializzato o un percorso di rieducazione della scrittura realizzato da un grafologo o altri professionisti del settore, possono essere risolutivi! Quando il disturbo ha un'origine neurobiologica è opportuno aiutare il bambino con strumenti dispensativi e compensativi, ad esempio quando l'abilità di scrittura è severamente compromessa la soluzione migliore è introdurre il computer con videoscrittura.

Disgrafia e disortografia vengono spesso confuse! Si tratta infatti di due disturbi che riguardano l'abilità di scrittura: la disgrafia ostacola la competenza prettamente grafica (eseguire le lettere), la disortografia compromette la transcodifica del testo scritto (errori ortografici che persistono nel tempo). Per comprendere meglio la differenza tra disortografia e disgrafia, puoi leggere quest'articolo sui disturbi specifici dell'apprendimento e avere un quadro chiaro su tutti i DSA ovvero dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia!

Come avviene la diagnosi e quali sono i test?

Se una bambina o un bambino non scrive bene, non significa che siamo di fronte ad una disgrafia! Ci sono sicuramente dei segnali che possono destare dei sospetti ma è opportuno procedere senza allarmismi. Prima di somministrare test clinici per la disgrafia e richiedere la diagnosi, sarebbe opportuno effettuare delle osservazioni e valutazioni di tipo pedagogico-didattico: verificare ad esempio la presenza di campanelli di allarme e stabilire, sulla base dell'analisi dei bisogni del bambino, un intervento di potenziamento.

Solitamente le osservazioni, le valutazioni e gli interventi di recupero didattico mirato, previste dalla Legge sui DSA (170/2010 art 3 comma 2), vengono realizzati dalla scuola o da professionisti specializzati presenti sul territorio, come pedagogisti e grafologi.

L'osservazione dell'insegnante, del professionista del settore o del pedagogista può avvalersi di test valutativi per la disgrafia (non diagnostici), o di checklist strutturate per indagare la presenza/assenza di campanelli di allarme. Ad esempio per Olivaux i principali segnali di disgrafia da osservare nel bambino sono:

  1. Lettere eccessivamente curve o con angoli molto marcati;
  2. Pressione pesante quasi da bucare il foglio, pressione leggera da rendere impercettibile il tratto o disomogenea;
  3. Lettere che si sovrappongono o si distanziano troppo; 
  4. Gesto impulsivo e senza controllo;
  5. Gesto lento che scrive a stento;
  6. Estremo disordine e imprecisione.

Sulla base di questi segnali di disgrafia il docente o il pedagogista può realizzare interventi abilitativi, di potenziamento e recupero didattico. La disgrafia può infatti avere delle cause non legate a fattori neurobiologici, ma essere il frutto di automatismi errati o di mancanza di prerequisiti dell'abilità di scrittura. In diversi casi potrebbe essere necessario un intervento di rieducazione del gesto grafico, ad opera di un grafologo o di altri professionisti del settore.

Se, a seguito di un intervento di recupero didattico mirato, si presentano persistenti difficoltà (Legge 170/2010 art 3 comma 2) ovvero un'alta resistenza al cambiamento è opportuno procedere con un'indagine clinica e diagnostica. La diagnosi viene effettuata dalle ASL o da équipe cliniche convenzionate. L'operatore clinico (neuropsichiatra, psicologo ecc.) per poter realizzare una diagnosi di disgrafia deve:

  • Accertare una discrepanza tra la competenza attesa (ciò che il bambino dovrebbe essere in grado di fare in base a età e classe scolastica) e l'abilità effettivamente esercitata;
  • Verificare la presenza di capacità cognitive adeguate;
  • Scongiurare la presenza di deficit sensoriali (es. problemi alla vista) o altre patologie neurologiche;
  • Discriminare il disturbo disgrafico dalla difficoltà dovuta ad automatismi errati o posture sbagliate.

Quando si diagnostica la disgrafia? Non prima della fine della seconda classe (scuola primaria), per offrire al bambino il tempo necessario per poter sviluppare le sue abilità. Per aiutare l'operatore clinico ad avere un quadro preciso sulla situazione apprenditiva del bambino, sarebbe opportuno presentare una relazione pedagogica stilata dall'insegnante o dal pedagogista di riferimento in cui viene riportato la durata dell'intervento di potenziamento e di recupero didattico, le attività personalizzate proposte, gli obiettivi di sviluppo programmati, le dimensioni che sono state potenziate, le osservazioni e la verifica finale di resistenza al cambiamento.

Così l'operatore clinico potrà con meno difficoltà appurare che l'abilità grafo-motoria è compromessa in modo severo da un disturbo, e non si tratta di una difficoltà dovuta a condizioni ambientali (metodi di insegnamento, mancanza di prerequisiti ecc). Il clinico ha a disposizione numerosi test per la disgrafia! Uno tra questi è il Test DGM-P che consiste nel proporre al bambino di scuola elementare una frase in due diversi formati (script e stampato maiuscolo) ed eseguire 2 trascrizioni in corsivo rispettando diverse consegne (richiesta di accuratezza o di rapidità). Il prodotto grafico viene poi analizzato in riferimento ad una serie di parametri che permettono di ricavare informazioni su: efficienza del movimento, rapidità di esecuzione e leggibilità della scrittura. Il test è molto utile perché offre una valutazione accurata della scrittura, permettendo di discriminare la situazione di difficoltà dal disturbo vero e proprio.

Quali sono gli esercizi per la disgrafia?

Appurato che non sia opportuno parlare di disgrafia al singolare ma di disgrafie, che esistono delle scritture che sono ostacolate non da un disturbo ma da cattive abitudini interiorizzate, facciamo il punto su un argomento che sta molto a cuore a genitori, insegnanti educatori e pedagogisti: gli esercizi per la disgrafia.

Gli esercizi per migliorare la scrittura dipendono dal tipo di bisogno che emerge in fase di osservazione: il bambino o la bambina ha un'impugnatura scorretta? sembra non riuscire a stare all'interno del rigo? mostra una forte impulsività o disinteresse nei confronti della scrittura? In foto ti mostro due esempi di disgrafia: nella prima abbiamo la pagina di un bambino (9 anni - classe quarta primaria) che si presentava demotivato e indifferente nei confronti del prodotto della sua scrittura, nella seconda foto invece la pagina appartiene ad una bambina (7 anni - classe seconda primaria) che si mostrava impacciata nell'utilizzo degli strumenti di scrittura (penne, quaderni, matita) e per tal motivo risultava carente dal punto di vista dei prerequisiti dell'apprendimento della scrittura. Come puoi notare dagli esempi si tratta di due tipi di scrittura completamente differenti.


Prima di richiedere una diagnosi, come previsto dalla Legge 170/2010 (art. 3 comma 2), sono stati realizzati degli interventi di potenziamento e di recupero didattico basati sui bisogni emersi in fase di osservazione. Ovviamente essendo i bisogni personali anche gli esercizi sono stati personalizzati! Nel primo caso si è lavorato molto sull'approccio alla scrittura del bambino introducendo un set di regole in positivo per ridurre l'impulsività, attività educative e motivazionali (su autostima ed emozioni) per invogliare il bambino all'impegno ed esercizi sulla direzionalità del corsivo optando per un approccio didattico funzionale. Nel secondo caso invece è stata ripristinata un'educazione di base del gesto grafico, lavorando sullo sviluppo dei prerequisiti e re-introducendo con gradualità i vari tipi di scrittura: stampato maiuscolo, script e infine corsivo. Come puoi notare dalle foto che ti mostro come esempi i bambini, con tipi di scrittura completamente diversi, hanno recuperato in maniera eccezionale!


Gli esempi che ti ho proposto dimostrano con forza l'importanza della prevenzione! Lo afferma anche Alessandra Venturelli, pedagogista-grafologa e presidente dell'Associazione Italiana Disgrafie, secondo la quale molte difficoltà di scrittura possono essere prevenute con un buon metodo da applicare durante la scuola dell'infanzia e la classe prima, che punti allo sviluppo delle abilità che stanno alla base del gesto grafico. Inoltre, secondo la Venturelli, sostituire subito la scrittura con l'uso del computer o dello stampatello significa presupporre che il bambino con difficoltà non possa sviluppare il suo potenziale! Al di là dei casi di profonda e severa compromissione dell'abilità di scrittura, che richiedono l'ausilio di strumenti dispensativi, è sempre opportuno stimolare le abilità che stanno alla base del gesto grafico.

Ma come? Quali sono gli esercizi per la disgrafia?

Come ti ho già anticipato qualche riga più su gli esercizi vanno sempre personalizzati e sono fortemente legati ai bisogni del bambino o della bambina, tuttavia esistono una serie di principi orientativi che se applicati permettono di realizzare degli ottimi esercizi sia per imparare a scrivere che per il potenziamento e il recupero:

1) Sviluppare la manipolazione e la motricità fine

Prima di utilizzare penne e matite assicurati che il bambino abbia le mani allenate! Realizza esercizi ed attività che richiedono gesti semplici e complessi ad esempio manipolare la plastilina, usare le forbici e le pinze, travasare materiali e pitturare con le dita. Puoi leggere quest'articolo in cui ti parlo dell'importanza degli esercizi di prescrittura, non nella forma di schede di pregrafismo ma di attività manipolative per sviluppare i prerequisiti e imparare a scrivere bene! Ovviamente si tratta di attività utili anche in caso di recupero e potenziamento, stimolano infatti le abilità di base del gesto grafico.

2) Stimolare buoni comportamenti

Spesso per migliorare la scrittura bisogna lavorare non sul gesto in sé ma sul comportamento e l'attitudine del bambino o della bambina! Favorire dunque sin dalle prime attività di prescrittura la presa a pinza e un'ottimale postura. Accade a volte che la cattiva posizione della schiena ostacoli l'allineamento della testa e ciò condiziona negativamente la visuale del bambino. In altre parole il bambino non riesce a tenere sotto controllo con lo sguardo la sua stessa scrittura. Per iniziare a scrivere o correggere i comportamenti l'ideale sarebbe utilizzare un piano leggermente inclinato, come un leggio; posizionare uno sgabellino sotto i piedi per saldare la seduta ed evitare torsioni del tronco; utilizzare un quaderno piccolo e quadrato per migliorare la visibilità evitando che il bambino si perda in spazi immensi e accompagnare l'attività di scrittura con un set di regole in positivo, una sorta di checklist di buoni comportamenti da consultare insieme all'educatore prima di cimentarsi nella scrittura.

3) Educare i movimenti 

Prima di proporre la scrittura di lettere bisogna educare i movimenti delle dita! Per favorire l'impugnatura corretta è opportuno partire con strumenti che facilitino la prensione come matite triangolari o pastelli e pennelli grossi, gli esercizi devono essere a difficoltà graduale e richiedere al bambino dei movimenti (piccoli segmenti poi grandi) dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra. Successivamente è possibile introdurre esercizi grafici con i tracciati, cioè attività di pregrafismo con linee dritte, spezzate, curve. Questi esercizi sono fondamentali sia per sviluppare il giusto controllo motorio, in questo caso è utile realizzarli in verticale (in piedi), sia per stimolare le abilità visuo-spaziali chiedendo al bambino di rispettare determinati spazi (es. non uscire dal rigo).

4) Rispettare i principi di direzionalità delle lettere 

La maggior parte delle difficoltà in scrittura sono dovute ad una direzionalità errata che comporta una pessima grafia. Bisogna fare molta attenzione durante i primi approcci alla scrittura e tentare di rieducare il gesto se, osservando il bambino, si nota un'errata direzionalità delle lettere. In generale devi sapere che per le lettere in stampatello bisogna partire dall'alto verso il basso e le lettere curve (ad esempio la O) vanno scritte in senso antiorario. Per il corsivo invece ci sono diversi approcci didattici, ti consiglio quest'articolo in cui ti spiego come si scrivono le lettere in corsivo in riferimento alle varie scuole di pensiero didattico-pedagogico.

5) Utilizzare strumenti e risorse di qualità 

Un errore che viene spesso commesso è scegliere con superficialità gli strumenti, i libri, le schede didattiche di pregrafismo e prescrittura. La selezione del materiale è fondamentale e va fatta con criterio e scientificità, ad esempio bisogna sincerarsi che nei sussidi utilizzati per la scrittura di lettere sia presente la giusta direzionalità da imprimere al tratto e che la stessa sia intuitiva, permettendo al bambino di lavorare bene e in autonomia. E' infatti impensabile che l'insegnante possa tenere sotto controllo ogni singolo movimento realizzato dagli alunni! Una risorsa didattica di qualità può fare la differenza evitando automatismi errati. Dai un'occhiata alle flashcards, si tratta di uno strumento progettato sia per insegnare a leggere e scrivere sia per realizzare esercizi di recupero e rieducazione. Puoi scegliere tra le carte dello stampato maiuscolo, dello script, del corsivo minuscolo o corsivo maiuscolo! Sono tutte schede da stampare realizzate con una grafica intuitiva che stimola la giusta direzionalità.

Questi principi orientativi possono aiutarti a strutturare esercizi per la disgrafia. Ricorda che ogni bambino è portatore di bisogni unici, per tal motivo è sempre fondamentale personalizzare ogni singolo intervento. La prevenzione resta l'arma vincente! E' fondamentale puntare allo sviluppo dei prerequisiti dell'apprendimento e credere fortemente che ogni bambina o bambino al mondo possa sempre migliorare, sviluppando a pieno il suo potenziale. 

Vittoria Mariniello
Vittoria Mariniello Pedagogista specializzata in BES

Sono una pedagogista, mi occupo di bisogni educativi e apprendimenti. Aiuto bambini e bambine a sviluppare il loro potenziale umano e apprenditivo tramite interventi pedagogici.